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mercoledì 13 marzo 2013

Itinerari: ROMA

Roma sotto il cielo azzurro acquerello del mattino di sole, è un miraggio rinascimentale, ma diventa esotica e orientale nella luce dorata del tramonto, con le sue vedute di cupole punteggiato di palmizi. 
Città cangiante e armoniosa, bianca di marmi, con il Foro Romano, l’arco di trionfo di Tito, quello di Costantino, il senato, le chiese e poi le antiche case, le strade romane e il monumentale Colosseo,  mescola nel suo panorama  la Roma dei Papi e quella del Regno d’Italia in un panorama che si scopre sempre diverso e sorprendente. 
Così dall’alto della scalinata della chiesa dell’Ara Coeli, accanto al Campidoglio, si apre uno scenario punteggiato di banderuole, di campanili, di chiese, dove i pallidi colori del ‘600, si fondono con il rosso pompeiano e l’ocra dei grandi palazzi umbertini. Svettano gli obelischi e le colonne, veri punti cardinali cittadini, da piazza Venezia sino a Piazza del Popolo, in un percorso disseminato di fontane e fontanelle, illuminato di riflessi d’acqua cristallina e mormorii, di quelle famose “Fontane di Roma” celebrate dalla musica di Ottorino Respighi.
Cercate un itinerario diverso dal solito? 
Seguite gli zampilli… potreste visitare tutto il centro della città partendo dai getti d’acqua delle sfingi egizie sotto al Campidoglio, alla famosa fontana delle Tartarughe di piazza Mattei, vicino al Portico di Ottavia, e poi seguendo una sequela di fontanelle arrivereste sino al nobile Palazzo Farnese, che custodisce gli affreschi del Carracci, e davanti al quale campeggiano due enormi fontane in vasche di porfido di epoca romana. 
Una sosta a Campo dei Fiori per un trancio di pizza, la migliore di Roma, al forno dietro la fontana tonda, vicino ai banchi dei fiorai, e poi, ecco Piazza Navona, elegante, ariosa, gioiosa. 
Se riuscite ad esserci in un mattino di primavera, molto presto, sentirete solo il melodioso gocciolio delle sue fontane: quelle del Borromini, magnifiche, popolate di statue di dei del mare, di delfini, di fiumi e di conchiglie che ricordano i giochi d’acqua che si dice avvenissero in questa piazza nell’800, quando veniva allagata per far divertire il popolo e la nobiltà. 
Dietro alla Piazza vicino a Palazzo Madama c’è la fontanella dei “letterati”, dove da una pila di libroni di pietra sgorga un getto d’acqua, ma la più suggestiva è quella a “coppa”, un enorme catino di epoca romana dal quale l’acqua trabocca limpida e silenziosa. 
Da qui, Piazza del Pantheon è a un passo, e nel bel mezzo neanche a dirlo, c’è una fontana, ma è il Pantheon, con quel suo portico dalle enormi colonne, che attira e che affascina, con quello squarcio tondo nel tetto che, univa la potenza degli elementi e quella dei cesari, in monumento unico nel suo genere. 
A questo punto del nostro itinerario, vi proponiamo una pausa per riprendere fiato e per coniugare il panorama pietroso del cuore di Roma con un drink, un cocktail classico, fatto a regola d’arte, al bar “Le Coupole”.

lunedì 31 dicembre 2012

Incontriamoci al Bar a New York

I cocktail che abbiamo scelto per voi, fanno parte dei menù classici che vengono ancora oggi serviti nei bar di due famosi hotel di New York. L’Hotel Algonquin e l’Hotel Carlyle, che sorgono in due edifici in stile, dei primi del ‘900 a Manhattan.
Più simili a dei club inglesi, che non a dei bar, venivano descritti da un viaggiatore dell’epoca come “veri avamposti di civiltà e di raffinatezza”, perché erano luoghi accoglienti, dall’arredamento curato, dove i barman, veri campioni della miscelazione, erano anche abili conversatori, capaci di introdurre con discrezione l’ospite di passaggio, nella cerchia degli habitué che avevano i suoi stessi interessi. 
E il viaggiatore che approdava in quell’hotel, sapeva che venire accettato in quel bar significava non solo evitare di bere in solitudine, ma anche entrare a far parte di un circolo, di una piccola realtà sociale composta di “prosperi forestieri”, ma anche di un’elite cittadina aperta e vivace, dove poteva fare conoscenze, trovare eventuali clienti e appoggi per futuri affari. 
Quei bar sono ancora oggi  luoghi pieni di atmosfera e di fascino, soprattutto per chi ama il mondo dei cocktail, perciò se andate a New York non mancate di  visitarli. Ma intanto eccovi due ricette classiche e interessanti a base di champagne. 

Se entrate all’Hotel Algonquin chiedete un:   

Matilda
2 once Vodka profumata al mandarino
1 goccia di Triple Sec
1 arancia spremuta
1/2 oncia di Champagne
Scorzetta d’arancia

Nello Shaker versate la Vodka, il Triple Sec e il succo d’arancia, aggiungete abbondante ghiaccio spezzettato. Shakerare bene, aggiungere lo champagne e filtrare in una coppetta da cocktail. Guarnire con una sottile buccia d’arancia.

(Nel menù anche il Matilda 21 : Vodka al mandarino, Cointreau, succo di limone fresco e succo d’arancia e  Korbel Brut)
La ricetta di questo drink, prevede: Vodka Absolut e Champagne Moet&Chandon, oppure al posto di quest’ultimo, un Korbel Brut della California (o uno spumante italiano, suggeriamo noi), entrambe le soluzioni sono preparate da sempre nel piccolo e lussuoso hotel “The Algonquin”  famoso per essere stato per anni il punto d’incontro dell’elite letteraria Newyorkese, tanto che il suo ristorante venne chiamato la “Tavola Rotonda”, ed è stato la culla della rivista “The New Yorker”. 
Costruito nel 1902, a metà strada tra Times Square e la Stazione di Grand Central (più volte immortalata dal cinema), l’Hotel Algonquin, tra la Quinta e la Sesta Avenue, 59 West 44° Street, si trovava al centro di una delle zone più alla moda della città, vicino ai due ristoranti più famosi dell’epoca: Sherry’s e Delmonico’s, quest’ultimo amatissimo dagli attori del cinema e del teatro. Douglas Fairbanks e John Barrymore, come testimonia la prestigiosa collezione di autografi, erano ospiti abituali dell’Hotel, così come Smone de Beauvoir e Gertrude Stein, oltre a Sinclair Lewis e William Faulkner che, proprio all’Algonquin nel 1950, tenne il suo discorso di accettazione del Premio Nobel.  
All’interno dell’hotel c’è una sfilza di servizi da paralizzare gli indecisi, perchè l’Algonquin, malgrado i fasti e la grandeur del passato è un hotel moderno che ha mantenuto intatti i riti e le buone abitudini dell’epoca che fu così,  da mezzogiorno alle quattro del pomeriggio tè, cocktail e piccoli snack, vengono serviti anche nei salotti della Lobby, dove un campanello d’ottone su ogni tavolino, garantisce la piena attenzione del cameriere. Dopo c’è il Blue Bar, tutto boiserie e cuoio, con i bozzetti di Al Hirschfeld alle pareti, luogo perfetto per “scambiarsi idee e cocktail” e basta dare un’occhiata al menù per rendersene conto.   

Invece al Bemelmans Bar dell’Hotel Carlyle, vera pietra miliare di Manhattan dovreste chiedere :

The Old Cuban
(uno Champagne Mojito)

6 foglioline di menta
1 oncia di simple syrup (sciroppo di zucchero)
3/4 di oncia di succo di lime (fresco)
1 spruzzatina di Angostura Bitters
1 oncia e 1/2 di rum di qualità invecchiato
(di preferenza Bacardi 8 anni)
Champagne
Tre quarti di baccello di Vaniglia

In uno Shaker mettere le foglie di menta, lo sciroppo di zucchero, il succo di Lime, e l’Angostura Bitters. Aggiungere il rum e ghiaccio spezzettato in abbondanza. Shakerare bene e filtrare in un tumbler basso ghiacciato. Finire con lo Champagne e guarnire con tre quarti di baccello di vaniglia (uno intero sarebbe troppo lungo). 
Originale e perfetto per gli strenui amanti del Mojito a tutte le latitudini, più che per una serata in “tete à tete”, questo drink è una delle ricette di punta del Bemelmans Bar, dell’Hotel Carlyle di New York, situato in Madison Avenue all’angolo con la 76° Street. Nato attorno al 1930, su un grattacielo Art Decò dal tetto dorato, la cui torre si dice sia ispirata a quella londinese dell’Abbazia di Westminster, il Carlyle, fu il primo Hotel ad offrire anche lussuosi appartamenti per lunghi soggiorni, ed era il preferito di attori famosi, politici, produttori, e miliardari, tanto che per anni è stato gestito come un club privato, dove era inutile, per i semplici mortali, provare a chiedere una camera senza una prestigiosa presentazione. 
Il Bemelmans, il bar del Carlyle, è ancora arredato in stile Art Decò, con il soffitto ricoperto da una foglia d’oro. Deve il suo nome a Ludwig Bemelmans, l’artista (di origini austriache) che lo decorò nel 1947, con eleganti e divertenti affreschi che ritraevano scene e personaggi del vicino Central Park. Bemelmans era un noto pittore e illustratore, ma anche un apprezzato scrittore, i cui lavori apparivano regolarmente su riviste importanti come “The New Yorker”, “Vogue” e “Town and Country”,  ma è rimasto famoso soprattutto per una serie di libri per bambini dal titolo “Madeline” ancora molto amati. Si dice che Ludwig Bemelmans, affascinato dall’atmosfera che si respirava al Carlyle piuttosto che venire pagato, abbia scelto diciotto mesi di ospitalità per sé e la sua famiglia, in una lussuosa ala dell’Hotel. 
Perciò se vi trovate a New York organizzatevi e regalatevi un pomeriggio, o una serata al bar del Carlyle, ma prima, studiatevi bene il menù che trovate on line (per evitare di dover accorciare il vostro soggiorno), e ricordate che dopo le 21.30, quando inizia a suonare il jazz trio, viene applicato un elevato sovrapprezzo alla consumazione, sia al tavolo che al bancone.     

E a tutti coloro che ci seguono e che come noi amano il mondo dei cocktail e apprezzano le storie che raccontiamo sui drink, i paesi da cui provengono, i barman che li hanno creati, i bar, spesso mitici, dove si possono gustare e dove li portiamo con i nostri itinerari  Auguriamo una lieta serata di Capodanno e Magnifico  2013!

venerdì 14 dicembre 2012

Itinerari: MILANO

Milano con Mostra

Ogni città ha un periodo dell’anno che le dona particolarmente, è una questione di luce, di odori, di suggestioni, così l’inverno si addice a Milano, splendida nelle giornate fredde e cristalline giornate di dicembre, con il sole che s’infila sotto i portici di Piazza Duomo, percorsi da un flusso continuo di gente che si sfiora a passo veloce, migra da un caffè, a un ristorante, da una vetrina all’altra della miriade di negozi scintillanti che arrivano sino a San Babila e poi nel quadrilatero elegante  intorno a Via Monte Napoleone e via della Spiga. 
Bar Cova
Se siete da quelle parti, in fine mattinata, entrate nei riti e nei ritmi cittadini e fermatevi da “Cova”, storico bar pasticceria della Milano chic, assaggiate una fetta del suo famoso panettone e sorseggiate un Campari-Orange, mentre  osservate il via vai di habitué: uomini eleganti in blu, il fazzoletto candido che fa capolino dal taschino della giacca, signore ingioiellate, cagnolini-mosca con pelliccia firmata, auto sportive e una molteplicità d’idiomi da far invidia a New York. Se invece restate nei dintorni del Duomo sentirete che nell’aria aleggia il profumo delle caldarroste mescolato con quello aromatico del prezioso tartufo bianco, custodito e venduto anche lì sotto i portici, accanto al Duomo, in baracchine di legno simili a banche di cambio medioevali, con tanto di quotazioni e di bilancine di precisione che trasformano il desiderio di tagliolini al tartufo in un investimento finanziario. 
Interno Duomo
Nelle limpide giornate invernali, il Duomo diventa smagliante, le statue e i pinnacoli sembrano moltiplicarsi in una sorta di foresta che si allunga quasi a imbrigliare le nuvole, mentre il marmo prende la leggerezza del merletto. Ma la cosa più sorprendente se salite sin lassù, sul tetto dove si arriva in ascensore, è passeggiare tra santi e volute, e godersi lo straordinario panorama che nei giorni migliori, spazia sino al profilo innevato delle montagne. 
Se il freddo vi pare troppo pungente allora  entrate in Duomo, che è ricco, elegante, armonioso malgrado le proporzioni (il terzo al mondo per grandezza), e gli stili, iniziato nel 1386, finito cinquecento anni dopo, ha visto nei secoli dominatori spagnoli, francesi, austriaci e l’incoronazione di Napoleone Bonaparte a Re d’Italia.  
Castello Sforzesco
Milano, «capitale più a nord del sud e più a sud dell’Europa del nord», mescola in egual misura l’amore per le tradizioni, l’orgoglio per il proprio passato, i capolavori e i monumenti -come il Cenacolo di Leonardo da Vinci, il Castello Sforzesco, la Pinacoteca Ambrosiana, la Basilica di Sant’Ambrogio - con il gusto, la curiosità del design e dell’architettura moderna. 
Museo Poldi Pezzoli
Un mix che porta chi voglia conoscere questa città, dalle sale della Triennale dedicate all’arte moderna, alle collezioni del museo Poldi Pezzoli, alle bellezze di villa Necchi Campiglio, ai padiglioni della Nuova Fiera disegnati da Massimiliano Fuksas, ai negozi e agli spazi espositivi creati dai designer della moda, dal teatro Armani, alla fondazione Prada, che a Milano hanno eletto la loro capitale. 
La Scala
Se siete tra i fortunati mortali con in tasca un biglietto per una “prima” del Teatro alla Scala, fate in modo trovare il tempo di passare, sotto i portici di piazza Duomo, all’antico bar Zucca, del 1867(il bar Miani), che ebbe come clienti Verdi, Puccini e Toscanini, dagli interni in mosaico, dove ancora oggi la sera si tinge di rosso-arancio, i colori del rabarbaro zucca e del “Bitter d’Hollanda”, il Campari, una delle tradizioni del locale. 
Bar Zucca
Chiedete un Americano, come si dice facesse il giovane Hemingway, oppure un Negroni, se lo preferite come il Conte Cammillo, con un tocco di gin (vedere Negroni nelle nostre ricette). 
Pasticceria Biffi
E dato che siamo a Natale, non partite da Milano senza il panettone, dolce veramente “meneghino” e oltre a quello di “Cova” potete indugiare almeno tra altre due pasticcerie “blasonate”, quella di Marchesi, storica, tutta stucchi, dorature e bon bon, fondata nel 1824 (Via di S.Maria alla Porta), e quella di Biffi (Corso Magenta 87)  fondata nel 1847 che al panettone dedica persino un grande quadro a ricordo di quello “classico”, amato pare persino da Papa Pio X, ma voi sbizzarritevi con una delle varianti moderne magari quella con datteri e noci.

Se vi trovate a Milano nelle prossime settimane vi consigliamo oltre allo shopping, una mostra: “Pablo Picasso” a Palazzo Reale (sino al 6 gennaio) duecentocinquanta opere tra dipinti, disegni sculture e fotografie che ripercorrono la vita dell’artista, i suoi vari periodi e i suoi amori. 
Bellissima e suggestiva anche la parte che riguarda Guernica, il grande dipinto che venne esposto eccezionalmente a Milano nel 1953, nella sala delle Cariatidi, stavolta lo vediamo su un grande schermo dove scorrono le fotografie scattate a Picasso mentre lavorava al quadro, nei vari stadi della creazione, dalla fotografa Dora Maar, compagna e musa del pittore spagnolo. Tra i quadri in mostra ci sono anche: "Uomo con il mandolino" e "Uomo con la chiatarra", "Ritratto di Dora Maar", "Due donne che corrono sulla spiaggia", "Paul come Arlecchino", e "La Celestina".

giovedì 13 dicembre 2012

Incontriamoci al Bar: MILANO


Per un cocktail e uno spuntino vi portiamo al “Principe Bar” nello storico “Hotel Principe di Savoia”, nato nel 1927, al centro di uno di quei giardini (Piazza della Repubblica) dall’atmosfera parigina, piccole oasi sbucate dal nulla frequenti e inaspettate a Milano. Amiamo i bar degli Hotel, spesso accoglienti ed eleganti, lontani dalla strada e dai rumori, come il Principe Bar: ampio, tutto boiserie, marmi, colori vivaci, e un sorprendente lampadario di Murano che sembra un iceberg di cristallo, tutto onde candide e gocce. 
Look di classe, ma moderno, con un’illuminazione che mescola in modo armonioso la luce soffusa delle abat-jour con i neon colorati, il lounge bar ha una clientela internazionale, composta da delegazioni indiane, uomini di borsa e di finanza, ma anche stilisti di moda, attori, cantanti e scrittori. 
Il lussuoso hotel (scegliete, come Madonna, o Lady Gaga la suite presidenziale con annessa piscina privata con mosaico di delfini), coniuga tradizione e un design curato e sfizioso, tutto nuovo, e per il bar, grande atmosfera  e serate jazz e pop. 
Installatevi sui morbidi sofà di uno dei salottini d’angolo e tra i venti cocktail e long drink del menù, scegliete il vostro preferito, assieme ad una selezione di canapé caldi, o freddi, cioccolato fondente, nel caso abbiate scelto rum o cognac invecchiati, oppure (in caso di vincita in borsa), optate decisamente per il caviale. Spesso sul tardi a mo’ di “amuse-bouche” il bar serve delle deliziose brochette di frutti di bosco e cioccolatini.
Ordinate un Singapore Sling, se volete andare sul classico. Questo drink venne creato intorno al 1915 al Long Bar, del Raffles Hotel di Singapore dal barman Ngiam Tang Boon.

2 oz.  Succo d’Ananas
1.5 oz. Plymouth Gin
.5 oz. Cherry Heering
.5 oz. Granatina
.25 oz. Cointreau
.25 oz. Benedictine
.25 oz. Succo di Lime
1 spruzzatina di Angostura
Shakerare con ghiaccio e filtrare in un bicchiere Collins gelato e con  ghiaccio tritato. Guarnire con una ciliegina ed una fettina di ananas.

Per chi vuole restare sul classico, la lista dei cocktail del “Principe Bar” si fa ampia anche al di fuori del menù, basta chiedere al bar manager Daniele Confalonieri (che tra l’altro, ci ha raccontato l’episodio legato a Sean Penn e al Bloody Mary, con il quale inizia la nostra storia di questo cocktail), che ci ha confessato essere un estimatore del cocktail Martini, e del Margarita, e al suo staff, oppure, assaggiate un “Principe anniversario” dal colore verde smeraldo, servito in una coppa di cristallo di Murano che richiama la forma del grandioso lampadario del bar:

1/4 Blu Curaçao
1/4 Amaretto
2 gocce di succo di Limone
Shakerare con ghiaccio, filtrare in coppa di cristallo e finire con spumante Bellavista Franciacorta.

Più secco, (e quindi più nelle corde di chi scrive), il “Misty Mojito”, cocktail “rosso”:

1/4 vodka aromatizzata ai lamponi
1 cucchiaino di Zucchero di Canna bianco
1 goccia di Chambord
8 foglioline di Menta
More e Lamponi q.b.
In un Mixing Glass mettere le foglioline di Menta e quindi lo  Zucchero di Canna e spremere delicatamente, poi aggiungere le more, i lamponi, alcune gocce di Lime e ripetere l’operazione, aggiungere lo Chambord, la Vodka, mescolare e filtrare in un bicchiere alto, gelato, riempito di ghiaccio spezzato e finire con del Bitter Lemon.
  
Daniele Confalonieri ci ha fatto assaggiare anche il “cocktail bianco” creato quest’anno appositamente per il Natale, profumato al Lychees e apparentemente “leggero”, ma che rivela poi un cuore “spiritoso” e forte. Questo drink, interessante, dal gusto esotico, delicato e nuancé, qualche settimana fa era ancora senza nome e in attesa di entrare nel menù, quindi, se v’incuriosisce, chiedetelo direttamente a Daniele Confalonieri e già che ci siete, tentate di farvi dare la ricetta e i suoi ingredienti (ma su questo argomento, è assai poco loquace), per ora misteriosi anche per noi.

mercoledì 17 ottobre 2012

Incontriamoci al Bar : WEEK END A PARIGI


L’autunno è una stagione perfetta per un piccolo viaggio, un week end, quasi una fuga per prendere lo slancio e arrivare al Natale ancora energici e combattivi, soprattutto se le vacanze estive sono state come quest’anno: bollenti, e per molti di noi, anche corte. Avete già in tasca un biglietto, o ci state pensando, e avete in mente Parigi? 
Se è così, ecco un piccolo itinerario insolito, che passa dai bar degli hotel più lussuosi e illustri, dai piccoli bar di quartiere, dalle raffinate bomboniere di elegante spensieratezza, ai più nascosti speakeasy, dove sorseggiare un drink, fare conoscenza, farsi vedere, osservare, gustare e divertirsi in mezzo ad una piccola folla trendy. Perché a Parigi il bar è un’istituzione che si declina in mille maniere: dal “cafè”, al “bistrot”; dal bar alla moda, o “branché”, al “bar à vin”, al bar “à huitres”, al bar “à champagne”, che ci si vada per una brioche, o per una cena tardiva. L’appuntamento classico è per l’“aperò”, l’aperitivo, magari un tradizionale “pastis”, Pernod Ricard e mentre l’anice e l’acqua si mescolano, si commentano i fatti del giorno. Quanti amori, movimenti artistici e letterari sono nati e scomparsi intorno a quei minuscoli tavolini! 
Se è una giornata “gloriosa” di sole trovatevi un angolino nel de hors più ambito di Parigi: Les Deux Magots (6, place de Saint-Germain-des-Prés) storico locale al centro del quartiere più romantico della città, che ha ancora quell’atmosfera speciale che indusse Otto Preminger ad includerlo nelle sequenze del famoso film: “Bonjour Tristesse” tratto dal libro di Françoise Sagan; mentre Hollywood ci ha girato alcune sequenze del remake di “Sabrina”. E’ ancora il locale prediletto da attori e cantanti, francesi e  stranieri con i quali è facile trovarsi gomito a gomito, mentre occhiali scuri, sorseggiano un aperitivo, o un thé, o un Blue Lagoon e osservano lo spettacoloso il via vai del quartiere. 
Se invece siete un fan di Montparnasse scegliete Le Select (99 Bd de Montparnasse, 6e), ampio locale dalle grandi vetrate, che tra le due guerre era un conosciuto ritrovo d’artisti: da Picasso, a Man Ray, a Henry Miller a Cocteau alla “lost generation” Americana. E’ un locale storico, interessante e molto amato dai francesi e dai turisti. Perfetto per l’aperò, magari un Kir, e per un pranzetto alla brasserie ed un calvà (un Calvados). Per il pomeriggio-sera scegliete un abbigliamento casual elegante: giacca, per  gli indirizzi chic della città e una cravatta in tasca per ogni evenienza. Orari: dalle 18 alle 1 del mattino. 
Siete in fuga romantica? Allora concedetevi qualcosa di speciale come una capatina a La Gran Dame Champagne Bar (primo bar di Veuve Clicquot)  dell’ Hotel Sezz,( 6 Av. Frémiet, 16e, T 56752626) riva destra della Senna. L’elegantissimo, piccolo gioiello disegnato da Christophe Pillet, allievo di Philippe Stark, a pochi passi dalla Tour Eiffel e dalle boutique più famose, è un raffinato punto d’incontro del prima e dopo shopping, per una pausa relax tra i vapori dell’hammam, o per un Fizz al Veuve Clicquot anche se i prezzi sono da gioielleria. Oppure più internazionale e, da più di un anno tornato nel cuore degli appassionati del cocktail, il Bar La Vue vero nido d’aquila al 34°piano del lussuoso Hotel Concorde-Lafayette (3, pl.Général-Koenig) è un punto d’incontro da non perdere. Modernissimo, sui toni del rosso, con uno scarlatto bancone centrale ed un altro, per “le anime forti”  che corre lungo le vetrate su una vista panoramica vertiginosa della città e un colpo d’occhio della Tour Eiffel. Musica lounge e per po’ più di privacy uno di quei salottini che sembrano sospesi sul vuoto dove per rinfrancarvi potete ordinare  un Cosmopolitan o un Cosmopolitan’s Real Pearly Pink oppure uno Special Sidecar. 
E per finire, almeno per questo week end parigino, un locale davvero diverso: La Candelaria (52, Rue Saintonge), speakeasy sullo stile di quelli americani dell’epoca del proibizionismo: niente insegna e niente che riveli che lì c’è uno dei migliori bar à cocktail di Parigi. 
Anzi vi troverete davanti ad un locale colorato, vivace e rumoroso dove vendono “tacos”, una ”taqueria” in piena regola dove dovrete sgomitare per farvi servire, ma poi (rifocillati) costeggiate il bancone e prendete un lungo corridoio, dove un’anonima porticina vi svelerà un piccolo bar dalle luci soffuse, dai muri in pietra e dalle scaffalature un legno, (La Candelaria è il nome di un quartiere storico di Bogotà). Una volta arrivati, sbizzarritevi. Ma, se poi volete tornare in albergo, ricordate che i tassisti parigini sono poco comprensivi con chi non ha saputo tenere il conto dei propri drink!  

A seguire parleremo di pastis, assenzio (absinthe), calvados e vi daremo le ricette dei coktail menzionate nell’itinerario dei bar di Parigi 

domenica 23 settembre 2012

Incontriamoci al Bar - FIRENZE

Il CAFFE' GIACOSA in via della Spada
 
Il Caffè Giacosa, è un nome antico a Firenze, e oltre che nel cortile di Palazzo Strozzi, lo si può trovare poco lontano, quasi sull’angolo di Via Tornabuoni, la strada dei negozi eleganti, non più negli storici locali, ma proprio accanto, in via della Spada 10 rosso. Rilevato una decina di anni fa dallo stilista Roberto Cavalli, il Caffè Giacosa è approdato felicemente nel ventunesimo secolo tornando ad essere un vivace salotto cittadino, ma anche una “bomboniera” piena di goloserie, nel bel mezzo della zona dello shopping.   
Giacosa, nacque come famoso Caffè, fabbrica di cioccolato, confetteria e pasticceria nel 1815, e alla fine degli anni ‘20 raccolse l’eredità di un altro luogo di ritrovo molto amato dai fiorentini,  il Caffè Casoni, situato in Via Tornabuoni, luogo d’incontro della buona società dell’epoca, dove è nato il cocktail Negroni. 
A questo proposito si racconta che nel 1919 il barman Fosco Scarselli avesse elaborato per il conte Cammillo Negroni poliglotta e gran viaggiatore, appena tornato da un soggiorno londinese, un Cocktail Americano speciale, alla cui ricetta originale veniva aggiunto del Gin.
Il drink ebbe successo e in onore del conte, fu chiamato Negroni. Questo cocktail italiano, famoso in tutto il mondo, si è poi arricchito di numerose varianti tutte presenti nella carta del Caffè Giacosa:

Negroni Old Style – gin, campari, martini rosso, soda.
Negroni Sbagliato – prosecco, campari, martini rosso.
Negroni – gin, campari, martini rosso.
Negrosky – vodka, campari, martini rosso.
Negrunge (variazione sul tema, originale del Caffè Giacosa) – gin, campari, martini bianco, mandarinetto, angostura.